Disegnare la parola

Simboli di Cristo (I parte)

Tra la fine del II secolo e l’inizio del III, l’arte paleocristiana dà importanza al simbolo come espressione in immagine dei concetti fondamentali della fede. Attraverso di esso, si narrano eventi e vite di personaggi in modo facilmente comprensibile anche ad analfabeti e catecumeni, che non possono leggere autonomamente i testi sacri. Inoltre, durante il periodo delle persecuzioni romane, i cristiani si servivano di questo linguaggio meta verbale per richiamare con i segni la loro fede, poiché non potevano professarla liberamente. Le immagini catturavano l’attenzione del fedele e lo incuriosivano a scoprirne il significato attraverso il ragionamento; la funzione didattica era completa ed efficace, poiché il processo di astrazione dal segno al simbolo (e quindi dal significato al significante) rimaneva impresso nella memoria, più di qualsiasi predica ascoltata.

Il luogo di culto in cui il simbolo trovò una sua prima collocazione fu la catacomba, nel periodo dal III al V secolo. Tra i vari temi classici cristiani, il soggetto particolarmente importante era naturalmente Cristo, dapprima rappresentato con simboli (croce, pesce, agnello, pane e vino...) e solo successivamente raffigurato fisicamente (volto e busto).

Agnello
Questo animale è simbolo di Cristo per il suo comportamento e il suo ruolo sacrificale. Il profeta Isaia infatti dice: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.» (Isaia 53, 7)

XP (Chi Rho, o Chrismon)
Questo segno, il monogramma cristologico costantiniano (o Cristogramma), allude al nome di Cristo. Esso è costituito dalla sovrapposizione di due lettere greche X (chi si legge /kh/) e P (rho, si legge /r/) e rappresentano le iniziali del nome Cristo (Khristòs in greco), l’appellativo di Gesù che in greco significa «unto» e in ebraico «Messia». Questo segno fu probabilmente portato sugli scudi e gli elmi dall’esercito di Costantino in battaglia, come attestato da questa moneta riportante il labaro dell’Imperatore.

Attorno al Chi Rho possono comparire le lettere A e Ω (alfa e omega, simboli che tratteremo nel II numero della rivista) e la S (sigma, ultima lettera del nome greco Khristòs, ma anche simbolo del serpente sconfitto dalla croce di Cristo, vedi la scultura romanica nella Chiesa di Santa Maria dell’Assunzione a Coll in Spagna). La X, infatti, rappresenta anche la croce, simbolo della vittoria di Gesù sulla morte.

Buon Pastore 

Questa immagine è la più raffigurata sulle pareti delle catacombe di Roma, così come nelle lapidi e nei sarcofagi. Il suo significato riconduce alla celebre parabola di Gesù, narrata nel Vangelo di Giovanni 10, 1-16. A partire dal III secolo, con Tertulliano, la figurazione del pastore con la pecora in spalla recupera quella del crioforo greco, attribuendole però un significato nuovo: a colui che è  sacrificatore e vittima della rappresentazione greca si sostituisce Gesù (vero uomo e vero Dio) che protegge la sua creatura.

Sole 

Il sole era un simbolo dell’arte classica pagana (ricordiamo la festa del Sol Invictus, immagine qui), espressione di vittoria e potenza. Nell’arte paleocristiana troviamo Cristo, il cui capo è circonfuso dai raggi, espressione figurata dei passi biblici di Malachìa 3, 20, Luca 1, 78 e Apocalisse 1, 16; Cristo è inteso come il sole che rischiara le tenebre con la sua luce.